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Con
la posa, martedì 20 giugno, di un pilastrino di riferimento
geodetico presso la città di Hoima entra nella fase operativa la
spedizione che vede ricercatori dell’Università degli Studi di
Brescia e volontari dell'associazione di protezione ambientale
“L'Umana Dimora” ripercorrere, un secolo dopo, l’itinerario che
condusse il Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia a conquistare
per primo il massiccio del Rwenzori. L’anniversario, peraltro,
rappresenta l’occasione per un vasto programma scientifico, con il
rilievo dei ghiacciai onde stimarne la drastica contrazione causata
dall’innalzamento delle temperature e la realizzazione di una nuova
rete geodetica giacché quella preesistente è stata distrutta durante
la sanguinosa guerra civile. Accanto ai temi di ricerca anche una
motivata azione umanitaria d’educazione delle popolazioni indigene
verso una nuova coscienza ambientale e l’elaborazione comune di
percorsi di turismo sostenibile. Contemporaneamente un altro
manipolo di ricercatori si muove verso le sorgenti del Nilo per
realizzare riprese di un documentario che verrà diffuso al termine
della spedizione. Al gruppo, mercoledì 21 giugno 2006, si
aggregano i portatori: ad ognuno è affidato un carico massimo di 25
kilogrammi, equamente divisi tra strumenti scientifici ed effetti
propri. Frattanto raggiunge i ricercatori la guida alpina Giampietro
Verza con cui per anni Giorgio Vassena, docente di topografia presso
l’Università di Brescia e promotore dell’iniziativa, ha collaborato
in Himalaya. Giampietro lavora per il Comitato Ev-K2-CNR che si è
reso disponibile ad installare una stazione meteorologica in
prossimità del Rwenzori, all’interno dell’articolato programma di
ricerca. Quando la spedizione entra nel Parco Nazionale trova la
collaborazione di alcune guide locali. Una di queste, in
particolare, di nome William, aveva accompagnato il capospedizione,
Gustavo Corti, nel 2001, sulla vetta della cima Margherita. Dopo
circa 4 ore ricercatori e volontari giungono a Nyabitaba. Di qui si
riparte, giovedì 22 giugno, verso John Mate. A Bujuku viene fissato
un primo campo base. I diversi gruppi di ricerca, infatti, stanno
per dividersi. Quindi occorre ripartire i materiale e strumenti. I
portatori usano ridistribuirsi tra loro i carichi loro
consegnati. Gustavo Corti, accompagnato da alcuni ricercatori, si
dirige ad un bivacco nei pressi della Skull Cave, a quota 3900 m
circa. Sabato 24 raggiunge la cima del Monte Gessi (Punta Bottego)
dove è realizzato il caposaldo per i rilevamenti GPS. Il giorno
successivo in vetta al Monte Emin esegue operazioni di
misura. Giorgio Vassena risale un ripidissimo e muschioso costone
di roccia, quindi guadagna una posizione che consente una buona
visibilità del ghiacciaio dello Speke, idonea per il posizionamento
del laser-scanner. Subito monta il laser a scansione e posiziona
i target necessari per la georeferenziazione. Quindi, non appena si
dirada la copertura nuvolosa, verso le ore 2 di notte, inizia la
scansione della fronte del ghiacciaio dello Speke e della valle
glaciale sottostante. Le operazioni di rilevamento terminano con le
prime luci dell’alba: la scelta di operare durante la notte si
rivela ottimale al fine di raggiungere i risultati desiderati. Sotto
un’abbondante nevicata gli operatori ritornano al campo base lunedì
26. Ruggero Bontempi e Marco Preti, si dirigono, invece, verso
Capanna Elena, a quota 4500 metri. La raggiungono nel pomeriggio tra
nebbia e nevischio al termine di un sentiero per lunghi tratti
ancora fangoso; prima del buio realizzano alcune riprese di
contenuto storico. L’indomani bastano tre ore di cammino per
raggiungere la vetta della Cima Margherita (5109 m), la più alta del
gruppo del Ruwenzori. L’itinerario di salita è notevolmente variato
non solo se confrontato con quello percorso dal Duca degli Abruzzi
cento anni fa, ma anche con quello che veniva seguito solo pochi
anni addietro, come riferito dalla guida al seguito. Purtroppo
dalla cima il panorama è offuscato da una fitta nebbia: ciò non
impedisce tuttavia di realizzare altre riprese storiche con gli
originali vestiti dell’epoca gentilmente concessi dal Museo delle
Guide di Courmayeur. Nella serata di domenica 25 il manipolo ritorna
nuovamente al campo base. Il 26 vengono realizzate osservazioni di
contenuto naturalistico, e, in seguito, anche un’intervista a Bob
Nakileza, professore dell’università Makerere di Kampala, coinvolto
nella ricerca coordinata da “L’Umana Dimora”. |