In the footsteps of the Duke of Abruzzi

 

Promossa da
Università degli Studi di Brescia e Associazione Ambientalista "L'Umana Dimora"

 

 

COMUNICATO STAMPA 2

 

 

Già positivo il bilancio della spedizione scientifica in Rwenzori

 

Ricercatori e Volontari impegnati insieme in studi topografici e ambientali, ma anche in un progetto di forte connotazione etica e solidaristica

Bujuku, campo base - 27 Giugno 2006

 

 

 

Con la posa, martedì 20 giugno, di un pilastrino di riferimento geodetico presso la città di Hoima entra nella fase operativa la spedizione che vede ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia e volontari dell'associazione di protezione ambientale “L'Umana Dimora” ripercorrere, un secolo dopo, l’itinerario che condusse il Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia a conquistare per primo il massiccio del Rwenzori.
L’anniversario, peraltro, rappresenta l’occasione per un vasto programma scientifico, con il rilievo dei ghiacciai onde stimarne la drastica contrazione causata dall’innalzamento delle temperature e la realizzazione di una nuova rete geodetica giacché quella preesistente è stata distrutta durante la sanguinosa guerra civile. Accanto ai temi di ricerca anche una motivata azione umanitaria d’educazione delle popolazioni indigene verso una nuova coscienza ambientale e l’elaborazione comune di percorsi di turismo sostenibile.
Contemporaneamente un altro manipolo di ricercatori si muove verso le sorgenti del Nilo per realizzare riprese di un documentario che verrà diffuso al termine della spedizione.
Al gruppo, mercoledì 21 giugno 2006, si aggregano i portatori: ad ognuno è affidato un carico massimo di 25 kilogrammi, equamente divisi tra strumenti scientifici ed effetti propri. Frattanto raggiunge i ricercatori la guida alpina Giampietro Verza con cui per anni Giorgio Vassena, docente di topografia presso l’Università di Brescia e promotore dell’iniziativa, ha collaborato in Himalaya. Giampietro lavora per il Comitato Ev-K2-CNR che si è reso disponibile ad installare una stazione meteorologica in prossimità del Rwenzori, all’interno dell’articolato programma di ricerca.
Quando la spedizione entra nel Parco Nazionale trova la collaborazione di alcune guide locali. Una di queste, in particolare, di nome William, aveva accompagnato il capospedizione, Gustavo Corti, nel 2001, sulla vetta della cima Margherita.
Dopo circa 4 ore ricercatori e volontari giungono a Nyabitaba. Di qui si riparte, giovedì 22 giugno, verso John Mate. A Bujuku viene fissato un primo campo base. I diversi gruppi di ricerca, infatti, stanno per dividersi. Quindi occorre ripartire i materiale e strumenti. I portatori usano ridistribuirsi tra loro i carichi loro consegnati.
Gustavo Corti, accompagnato da alcuni ricercatori, si dirige ad un bivacco nei pressi della Skull Cave, a quota 3900 m circa. Sabato 24 raggiunge la cima del Monte Gessi (Punta Bottego) dove è realizzato il caposaldo per i rilevamenti GPS. Il giorno successivo in vetta al Monte Emin esegue operazioni di misura.
Giorgio Vassena risale un ripidissimo e muschioso costone di roccia, quindi guadagna una posizione che consente una buona visibilità del ghiacciaio dello Speke, idonea per il posizionamento del laser-scanner.
Subito monta il laser a scansione e posiziona i target necessari per la georeferenziazione. Quindi, non appena si dirada la copertura nuvolosa, verso le ore 2 di notte, inizia la scansione della fronte del ghiacciaio dello Speke e della valle glaciale sottostante. Le operazioni di rilevamento terminano con le prime luci dell’alba: la scelta di operare durante la notte si rivela ottimale al fine di raggiungere i risultati desiderati. Sotto un’abbondante nevicata gli operatori ritornano al campo base lunedì 26.
Ruggero Bontempi e Marco Preti, si dirigono, invece, verso Capanna Elena, a quota 4500 metri. La raggiungono nel pomeriggio tra nebbia e nevischio al termine di un sentiero per lunghi tratti ancora fangoso; prima del buio realizzano alcune riprese di contenuto storico. L’indomani bastano tre ore di cammino per raggiungere la vetta della Cima Margherita (5109 m), la più alta del gruppo del Ruwenzori. L’itinerario di salita è notevolmente variato non solo se confrontato con quello percorso dal Duca degli Abruzzi cento anni fa, ma anche con quello che veniva seguito solo pochi anni addietro, come riferito dalla guida al seguito.
Purtroppo dalla cima il panorama è offuscato da una fitta nebbia: ciò non impedisce tuttavia di realizzare altre riprese storiche con gli originali vestiti dell’epoca gentilmente concessi dal Museo delle Guide di Courmayeur. Nella serata di domenica 25 il manipolo ritorna nuovamente al campo base. Il 26 vengono realizzate osservazioni di contenuto naturalistico, e, in seguito, anche un’intervista a Bob Nakileza, professore dell’università Makerere di Kampala, coinvolto nella ricerca coordinata da “L’Umana Dimora”.

 

 

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